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No location available

No location available, 2020 Gumprint su carta da restauro Tengu e Tarantula, 95×95 cm, 6 pezzi In No location available è la geografia come strumento in sé ad essere analizzato. L’installazione si compone di sei stampe sospese, divise in due gruppi da tre e poste ai due lati della galleria, al centro della quale si viene a collocare lo spettatore. Ogni stampa rappresenta una diversa sezione trasversale (a differenti altezze) della stessa isola. Metà delle stampe rappresentano ciò che si trova al di sopra del livello del mare, l’altra metà ciò che si trova al di sotto di esso e che come tale smette di essere considerato come territorio per ricadere in un indeterminato oblio subacqueo. Lo spettatore si trova fisicamente incluso nell’opera, sull’ideale linea di confine tra questi due mondi, invitato a sentirsi parte di questa rappresentazione: assumendo la percezione del “dentro”, ovvero dell’intorno, è spinto a comprendere la continuità e l’interrelazione esistente tra le componenti del mondo che lo circonda e lo contiene, portandolo ad acquisire consapevolezza rispetto ai confini e ai limiti artificiali che tendiamo a percepire come dati naturali. La scelta del colore vuole rafforzare questo divario tra conosciuto e sconosciuto, in quanto il rosso in […]
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try again

CAN’T FIND A WAY THERE, TRY AGAIN 2020 Stampa 3d a filamento FDM (PLA e PETG), teca, 20x20x15 cm Il progetto consiste in una serie di stampe 3D da modelli estrapolati da Google Maps: i luoghi raffigurati sono sezioni di mare scelte in base alla loro lontananza dalla terraferma abitata. Attraverso il procedimento di modellazione, di stampa e dei materiali utilizzati sono stati inseriti dei glitch -delle interferenze- che favoriscono a rendere queste ‘sezioni di lontananza’ ancora più distanti dalla geografia reale, aprendo l’immaginario e annebbiando il limite tra il mappato e lo sconosciuto. Il tema del glitch rimanda a tutti quei luoghi riscontrabili sulle mappe online che, per motivi di diversa natura, non appaiono correttamente mappati. L’intento è quindi quello di generare dei luoghi ibridi attraverso il rapporto tra superficie e fondale, reale e ideale.
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Hic Sunt Dracones

HIC SUNT DRACONES 2018 – 2019 Cianotipia su carta, 10x10cm | 90 pezzi Nel 1504, un cartografo anonimo, intagliò una meticolosa raffigurazione del mondo conosciuto su due metà di uova di struzzo. Il globo rappresentato, nonostante includesse recenti scoperte di terre misteriose e lontane tra cui il Giappone, il Brasile e la penisola Arabica, aveva ancora dei vuoti. In una parte dell’oceano vicino al Sud-est asiatico il cartografo incise la frase latina Hic Sunt Dracones, – “Qui ci sono i draghi”. Questa frase nell’antichità veniva incisa per scoraggiare o, nel caso dei più avventurieri, per incoraggiare ad andare oltre i limiti conosciuti: era la password per accedere a un «altro» mondo. Hic Sunt Dracones segnava drasticamente il confine del conosciuto aprendo allo stesso tempo il varco verso l’ignoto e l’infinito. Al giorno d’oggi non esistono più luoghi sconosciuti o terre dei draghi, ma non possiamo dire che ogni angolo del pianeta sia stato cartografato, o meglio, che sia accessibile a tutti. Su internet sono disponibili mappe e navigatori di ogni tipo che ci mostrano una visione del mondo, ma ogni mappa, per quanto precisa, dettagliata e accessibile sarà sempre basata sulla visione ‘soggettiva’ del suo creatore. Questa serie indaga tutti […]
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Takuu Atoll

Takuu Atoll, Gumprint su carta da restauro giapponese 7gr/m2, plexiglass, piombo, filo di nylon Installazione di dimensioni ambientali (4 fogli 100x100cm ciascuno, teca in plexiglass 13x23x16 cm) L’atollo di Takuu, in Papua Nuova Guinea, sta sprofondando nell’Oceano Pacifico. A causa del riscaldamento globale e dell’innalzamento del livello del mare questo agglomerato di isole sta progressivamente scomparendo. L’acqua salata inonda i campi, rendendoli improduttivi. Le leggende narrano che l’atollo sia stato costruito dagli spiriti con le ossa di Oceano e gli abitanti non vogliono abbandonarlo, resistono alla forza delle maree costruendo argini di rami secchi e pietre. Il patrimonio culturale di Takuu è costituito da un migliaio di canti tramandati di generazione in generazione. L’identità indagata è quella di un popolo che ha resistito per secoli alla colonizzazione, un’identità che è insita nella geografia di un luogo che sta svanendo. La topografia dell’atollo è stata sostituita da screenshot di interferenze riscontrate sulle mappe online (glitch) dovute all’assenza di informazioni in specifiche aree del globo che per motivi politici, militari o di lontananza geografica non appaiono mappati; l’atollo è infatti a sua volta un glitch in quanto su Google Maps appare solo nella visualizzazione satellitare e non in quella cartografica, come a […]
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piano B

Piano B 2019 Stampa ai sali d’argento su carta baritata e politenata, 88 esemplari cm 20×20 ciascuno, acqua, bacinella, installazione di dimensioni variabili Una mano alzata: una direzione, un saluto, un desiderio, un aiuto, un’intonazione, una vittoria, un’urgenza, una minaccia, una benedizione, una presenza… un’immagine in bilico che attende solo di essere guardata, sospesa in un giudizio povero di certezze. Solo in questa condizione di apparente fragilità l’immagine è finalmente leggera e libera di accompagnare l’occhio a guardare nel tempo e vedere le cose come forma di un accadimento. Aggrappata e determinata a rimanere inchiodata nei suoi profili, l’immagine è ugualmente sapiente nel capire il momento in cui è bene saltare e così gloriosamente tornare tra le mani di chi sa rivedersi in essa. Testo di Luisa Turuani
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Frammenti

I “frammenti” sono piccoli attimi sospesi, particolari che diventano astrazione, fotografati e resi altro da sé. L’intenzione è di rivalutare e riproporre la quotidianità evidenziandone il vissuto e la memoria che, di conseguenza, porta con sé. Soffermarsi a cercare questi “attimi” di fuga dalla velocità e dalla ripetitività delle immagini odierne è uno studio e un esercizio che sta alla base del lavoro ma allo stesso tempo viene proposto all’osservatore.
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Autoritratti a memoria

Il mio volto si fonde con quello del passante, che ha svolto un ruolo cruciale nella mia indagine, data la velocità con la quale ogni giorno osserviamo le persone che ci passano accanto senza poterne memorizzare i tratti. La sagoma diventa solo un’ombra, una presenza indefinita, carica solo del ricordo di una sensazione.
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Studi su sconosciuti

La serie ripropone una serie di stampe in camera oscura da negativi di vecchie fotografie a comparse sui set dei film. L’intento è di rappresentare la figura del passante, di chi viene dimenticato e, attraverso l’anonimato, dargli una nuova identità.
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