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Takuu Atoll

Takuu Atoll, Gumprint su carta da restauro giapponese 7gr/m2, plexiglass, piombo, filo di nylon Installazione di dimensioni ambientali (4 fogli 100x100cm ciascuno, teca in plexiglass 13x23x16 cm) L’atollo di Takuu, in Papua Nuova Guinea, sta sprofondando nell’Oceano Pacifico. A causa del riscaldamento globale e dell’innalzamento del livello del mare questo agglomerato di isole sta progressivamente scomparendo. L’acqua salata inonda i campi, rendendoli improduttivi. Le leggende narrano che l’atollo sia stato costruito dagli spiriti con le ossa di Oceano e gli abitanti non vogliono abbandonarlo, resistono alla forza delle maree costruendo argini di rami secchi e pietre. Il patrimonio culturale di Takuu è costituito da un migliaio di canti tramandati di generazione in generazione. L’identità indagata è quella di un popolo che ha resistito per secoli alla colonizzazione, un’identità che è insita nella geografia di un luogo che sta svanendo. La topografia dell’atollo è stata sostituita da screenshot di interferenze riscontrate sulle mappe online (glitch) dovute all’assenza di informazioni in specifiche aree del globo che per motivi politici, militari o di lontananza geografica non appaiono mappati; l’atollo è infatti a sua volta un glitch in quanto su Google Maps appare solo nella visualizzazione satellitare e non in quella cartografica, come a […]
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piano B

Piano B 2019 Stampa ai sali d’argento su carta baritata e politenata, 88 esemplari cm 20×20 ciascuno, acqua, bacinella, installazione di dimensioni variabili Una mano alzata: una direzione, un saluto, un desiderio, un aiuto, un’intonazione, una vittoria, un’urgenza, una minaccia, una benedizione, una presenza… un’immagine in bilico che attende solo di essere guardata, sospesa in un giudizio povero di certezze. Solo in questa condizione di apparente fragilità l’immagine è finalmente leggera e libera di accompagnare l’occhio a guardare nel tempo e vedere le cose come forma di un accadimento. Aggrappata e determinata a rimanere inchiodata nei suoi profili, l’immagine è ugualmente sapiente nel capire il momento in cui è bene saltare e così gloriosamente tornare tra le mani di chi sa rivedersi in essa. Testo di Luisa Turuani
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Frammenti

I “frammenti” sono piccoli attimi sospesi, particolari che diventano astrazione, fotografati e resi altro da sé. L’intenzione è di rivalutare e riproporre la quotidianità evidenziandone il vissuto e la memoria che, di conseguenza, porta con sé. Soffermarsi a cercare questi “attimi” di fuga dalla velocità e dalla ripetitività delle immagini odierne è uno studio e un esercizio che sta alla base del lavoro ma allo stesso tempo viene proposto all’osservatore.
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Autoritratti a memoria

Il mio volto si fonde con quello del passante, che ha svolto un ruolo cruciale nella mia indagine, data la velocità con la quale ogni giorno osserviamo le persone che ci passano accanto senza poterne memorizzare i tratti. La sagoma diventa, quindi, solo un’ombra, una presenza indefinita, carica solo del ricordo di una sensazione.
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Studi su sconosciuti

La serie ripropone una serie di stampe in camera oscura da negativi di vecchie fotografie a comparse sui set dei film. L’intento è di rappresentare la figura del passante, di chi viene dimenticato e, attraverso l’anonimato, dargli una nuova identità.
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Arcipelago

La serie Arcipelago nasce dall’analisi del ricordo in quanto porzione di tempo frammentata, isolata. L’utilizzo della stampa gioca un ruolo fondamentale attraverso la stratificazione e la ritualità specifica di ogni metodo; le velature sovrapposte permettono di indagare la dematerializzazione della forma a favore di un aspetto più intimo, ovvero ciò che rimane del ricordo stesso. L’immagine è, quindi, frammentata, isolata e ricucita in modo da creare nuovi mondi, formati da arcipelaghi di ricordi.
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